domenica 11 ottobre 2009

SGUARDI D'ORIENTE: "Il gusto dell'anguria" di Tsai Ming-Liang (2005)

Un anguria può esprimere quello che le parole non dicono, in questo caldo torrido un anguria è il più grande gesto d'amore. Regalare angurie è il modo più sincero ed economico per dire quello che abbiamo in fondo al cuore, per comunicare alla persona amata quello che altrimenti non oseremo mai. Il codice dell'anguria è diretto, immediato e preciso. Una piccola anguria gialla significa: -tra noi due c'è solo amicizia-. Una grande anguria rossa in dono testimonia il più rovente di tutti gli amori. Una piccola anguria rossa indica un amore timido che sta per esplodere.”

A Taipei Shiang-Chyi è una ragazza che ascolta queste parole alla TV, Hsiao-Kang masturba sadicamente una donna attraverso una grande anguria rossa, la città è in preda ad una grave siccità ed il governo consiglia il consumo di cocomeri. “Il gusto dell'anguria” (ma il titolo originale suona come “La nuvola capricciosa” che deriva da una canzone ed allude alla solitudine degli incontri umani) è il seguito ideale di “Che ora è laggiù?”: Shiang-Chyi torna da Parigi ed incontra Hsiao, l'amore che avevano conosciuto non è mai sparito. Quest'ultimo non vende più orologi (come nel precedente film), è diventato attore porno e lavora in un appartamento nello stesso palazzo dove vive Shiang-Chyi. Il regista Tsai Ming-Liang mostra la solitudine di due personaggi (e del loro amore) in un paesaggio urbano squallido: le composizioni geometriche delle riprese sulle grandi infrastrutture di Taipei mettono in balia della loro alienazione i protagonisti, vuoto esistenziale della città e dei suoi abitanti. Il procedere drammatico cupo e vuoto è intercalato da 5 intermezzi musicali cantati di gusto estremamente kitsch, molto colorati e fantasiosi, è affidato il compito di smorzare i toni e spiegare lo stato d'animo dei personaggi. Questi siparietti sono composti da riprese più mobili e rocambolesche (rispetto al resto): il cinema del silenzio, delle lunghe riprese ferme è una scelta estetica per il regista. (ho inserito in fondo un esempio di intermezzo musicale).

Il film si apre con una lunga inquadratura su di un sotterraneo e una estrema e feticista scena di sesso dove l'anguria è metafora fisica della vagina: il godimento di rimando della donna è il falso sesso della pornografia. Tutto questo in montaggio alternato mentre Shiang-Chyi beve succo d'anguria nel suo appartamento ed economizza come può l'acqua delle bottiglie. Nel loro girovagare i due si rincontrano su di un altalena in un parco. Il regista compone la scena con quattro lunghe statiche inquadrature della durata totale di 6 minuti. Nella prima la protagonista ruba una bottiglia d'acqua, per pulire un anguria, a l'ignaro ex-amante che sta dormendo;

Nella seconda lo riconosce, si siede davanti a lui e rimane a guardarlo fino a che a sua volta si addormenta nella terza.



Nell'ultima inquadratura Hsiao-Kang si sveglia e guarda la ragazza che riconosce, lei si sveglia e gli pone l'unica domanda/dialogo tra i due del film: “ vendi ancora orologi?” confermando l'identità dei protagonisti di “Che ora è laggiù?”.



Il regista nella composizione di questa scena ci invita a guardare. L'immagine è quotidiana, non è costruita per stimolare emozioni facili (vedi: il cinema americano contemporaneo degli effetti speciali). Per fare questo ricorre alla pura semplicità delle immagini ferme ai limiti della noia: non utilizza nessuno espediente tecnico e drammatico per farci rimanere davanti allo schermo. Solo il “Guardare” le immagini ci deve stimolare e porta con sé le informazioni necessarie del film. Lei guarda Lui mentre dorme, Lui guarda Lei mentre dorme e Noi guardiamo loro attraverso la mdp (macchina da presa): è un invito ad indagare il guardare e i suoi punti di vista. La mdp diventa una presenza forte, non mimetizza il suo linguaggio ma ce lo svela con forza come se fosse un personaggio presente nella scena.

Ecco che dopo circa 40 minuti Tsai Ming-Liang riprende i suoi personaggi a lavoro: lei in un museo dove ruba l'acqua dai bagni pubblici e lui nelle vesti di attore porno. Questa è la parte più metacinematografica del film: la mdp riprende un “set pornografico” composto da attore e attrice, operatore, addetto luci e regista.


Il film svela i mezzi del proprio mestiere in modo agghiacciante: lo fa con un porno che celebra drammaticamente il falso sesso come nella prima scena dell'anguria. Non manca l'umorismo: a causa della siccità il regista è costretto a simulare la doccia tramite una bottiglia bucata, e le bottiglie finiranno prima del previsto. Quale è la differenza tra la mdp del film stesso e quella del set pornografico? La “nostra” ci mostra un immagine che dobbiamo indagare (solo 3 inquadrature, 2 lunghe e ultima con eiaculazione facciale forse solo per provocazione) mentre la mdp del porno monta le immagini per dare ad un determinato pubblico una determinata attrazione (cinema degli effetti speciali come cinema pornografico?). Qui (come in una scena allo stesso modo successiva) si concentra la maggior parte dei dialoghi del film: insignificanti. La solitudine dei protagonisti è comunicazione impossibile e solitudine sessuale, anche chi ha dei sentimenti sembra non riuscire a mostrarli a causa di una repressione che sembra costretta. Non a caso Hsiao-Kang si masturba di nascosto mentre guarda la collega recitare, si eccita di fronte al falso e lo fa con vergogna in un impulso di liberazione come di chi è costretto in catene a reprimere la propria sessualità, e anche qui il regista ci mostra in un macro l'eiaculazione dell'attore. E' in un video-noleggio porno che i due protagonisti si scambiano le uniche effusioni del film: un bacio che sfocia in enfasi sessuale improvvisa subito interrotta da Hsiao-Kang come a voler dire “meglio di no, ti voglio bene” che porta con sé un sesso malato.

Il falso come tema portante del film ritorna anche nella composizione drammatica. Tsai Ming-Liang racconta il film attraverso le ombre dei personaggi, proiezioni della realtà. E' un mondo falso che ha bisogno di inventarsi: la ragazza che simula un parto con una anguria. Shiang-Chyi trova la collega di Hsiao-Kang svenuta nell'ascensore, la soccorre, trova dei dvd pornografici in suo possesso. Scopre che il suo ex-venditore di orologi è un attore porno. La ragazza guarda i filmati e noi diventiamo spettatori di una spettatrice non interessata alle emozioni pornografiche del video: ella è sorpresa dalle implicazioni del suo vedere, è costretta dalle immagini a guardare una realtà dura e scomoda.


Da qui si arriva alla scena finale che fece scandalo al festival di Berlino 2005. La ragazza svenuta è riportata nel set pornografico. Show must go on, bisogna girare anche se ha perso i sensi. E' come l'anguria, solo un oggetto portatore di rimando di piacere agli spettatori del porno che di conseguenza guardano l'immagine come dei feticisti dello schermo.

Shiang-Chyi assiste spettatrice da una finestra, i due si fissano in un pessimismo disperato, nel quadro del falso sesso anche lei comincia a gemere, interrotta alla fine dalla cruda fellazione/eiaculazione del protagonista con il viso di lei immerso nel suo sesso.


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